C’è stato un tempo che io collocherei fine anni ’90, primi 2000 in cui starsene buttati sul divano era un diritto inalienabile, qualcosa del quale talvolta far persino sfoggio con le amiche. Ricordo giornate a giocare a lava pur di non scendere dal divano (per poi – in caso – tornarci immediatamente). Oggi atteggiamento vietatissimo: pervasi dall’ossessione per il benessere e il miglioramento personale, quella pigrizia è un reato. Ma se invece il divano non fosse il luogo della sconfitta, bensì quello dell’ascolto? Se fosse lui, dopo averci osservato come genere umano per anni, a voler dire la sua? Che accadrebbe?
L’ho scoperto in un piccolo libro illustrato, pubblicato da Quinto Quarto edizioni, che si intitola proprio Life Couch. L’autrice è Kalina Muhova, illustratrice e fumettista nata nel 1993 a Sofia, in Bulgaria, già nota per lavori originali e cupi.
In questo libro a parlare è davvero il divano. E lo fa con tono saggio, surreale, a tratti inquietante. Una ragazza, nel momento più buio della sua vita, viene accolta dal suo sofà, che inizia a dispensare consigli: sull’idratazione, sulla dieta, sulla fede, sull’amicizia, ma anche su niente. E i suoi consigli sono una sorta di summa dei pensieri di tutti i divani del mondo che, per secoli, hanno ospitato l’umano stare, l’umano pensare, l’umano franare.
Man mano che il divano parla, le illustrazioni della Muhova ci trascinano in scenari sempre più assurdi e un po’ macabri, dove la protagonista sprofonda letteralmente nel suo malessere. Ma è proprio lì che avviene qualcosa. Non una rinascita, ma una specie di comprensione obliqua, come se il divano sapesse che la verità non è mai dove la cerchi, ma un po’ più in fondo, sotto il cuscino, o nei cassonetti davanti a casa.
Non poteva che essere un libro per la rubrica Ticket to Read a Radio Rock, sopratutto per la verve dark della conduttrice Tatiana Fabbrizi (che infatti me lo ha chiesto in prestito)
Quando sono in studio, Marco Muscarà mi chiede spesso in diretta: “A chi consiglieresti questo libro?”.
Di solito rispondo per categorie, per inclinazioni.
Ma Life Couch mi ha fatto pensare subito a una persona precisa: Gioia Salvatori, autrice e attrice dalla graffiante ironia sul culto del self care. Il nostro primo incontro è stato proprio su un divano, durante la presentazione del suo libro per il mio ciclo di incontri Sette passi a Spazio Sette. Lei non mi conosceva ancora, ma nel podcast registrato si sente chiaramente il momento in cui realizza di essere seduta accanto a una che fa yoga, beve tisane e arrampica. Eppure, siamo rimaste in buoni rapporti.
Le ho scritto per consigliarle Life Couch. Ho pensato che forse qualcosa di quella conversazione tra noi sedute sul divano della libreria Spazio Sette è arrivato anche a lui: al divano supremo, al divano platonico che consiglia la protagonista del libro.
Quando ho preparato la rubrica per Radio Rock, ho scritto all’autrice Kalina Muhova per chiederle che musica ascoltasse mentre disegnava. Lei mi ha risposto con una perla: “Born Confused” dei Porridge Radio. Un brano che sembra fatto apposta per il libro. Spigoloso, vulnerabile, ironico e ruvido come il nostro amico a due posti.
A martedì prossimo ore 12.40 su Radio Rock con la rubrica Ticketoread di Margherita Schirmacher!